Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento: una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

Bruciare rifiuti negli
impianti di produzione di cemento:
una decreto passato nel silenzio di un
fine legislatura che desta molte preoccupazioni

 

Comunicato stampa, 30 gennaio 2013
Quanta fretta, ma dove corrono?
 
Solo adesso, a Camere sciolte, ha preso
forma l’iter di approvazione dello “Schema di decreto del Presidente
della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di
combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili
fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione
integrata ambientale”.
 
Il decreto – come rivela un articolo
pubblicato da Altreconomia.it – ha avuto, il 16 gennaio scorso,  parere favorevole della 13° commissione
“Territorio, ambiente, beni ambientali” del Senato, dopo una fase
“istruttoria” durata appena due giorni lavorativi.
 
Ciò ha destato la viva preoccupazione
delle associazioni e dei comitati, impegnati per la tutela del paesaggio,
contro la presenza di inceneritori e co-inceneritori, e per promuovere una
gestione sostenibile del territorio e la strategia “Rifiuti zero”.
 
Per questo, in vista del prossimo 11
febbraio 2013
, quando lo stesso testo sarà sottoposto all’attenzione dei
membri della commissione Ambiente della Camera, Associazione “Comuni
virtuosi”, Slow Food Italia, Campagna Legge Rifiuti Zero, “Comitato
promotore Campagna Difesa Latte Materno dai Contaminanti Ambientali”,
Associazione “Verso rifiuti zero”, Zero Waste Italy, Rete nazionale
rifiuti zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati pugliesi per i
beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato “Lasciateci
respirare” di Monselice (Pd), “E noi?” di Monselice (Pd), Comitato
Cittadino Isola Pulita (Isola delle Femmine),Fumane Futura di Fumane (Vr),
Valpolicella 2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone
(Co), Associazione “Gestione corretta rifiuti” di Parma, Campagna Pulita, Maniago (Pn), Movimento No
all’Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn), Ambiente e futuro per
rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della Conca Eugubina di Gubbio
(Pg), Associazione “Mamme per la salute e l’ambiente” di Venafro (Is)
invitano
i deputati a leggere attentamente la “relazione istruttoria” che accompagna il
testo prima di dare parere favorevole.
Non è vero che produciamo
sempre più rifiuti!
Perché quella che consideriamo
l’istituzionalizzazione del processo di co-incenerimento viene giustificata con
la “continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce
un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati,
ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del
nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di
cui molte fra l’altro in via di esaurimento”. I dati in merito alla produzione
di rifiuti solidi urbani nelle nostre città, tuttavia, si discostano da questa
impostazione. L’Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era
inferiore a quello del 2006
. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato
un ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il
Sole 24 Ore
Rifiuti urbani e rifiuti
speciali insieme: quali controlli?
A preoccuparci è anche la
trasformazione del rifiuto connessa all’applicazione del decreto: “Il CSS
non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla
separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali
non pericolosi”. Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il
principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello
territoriale, e per i quali ci stiamo promovendo una legge d’iniziativa
popolare “Verso rifiuti zero”, diventano rifiuti speciali, che possono essere
acquistati e venduti, in tutto il Paese e oltre. Non dimentichiamo nemmeno,
perciò, che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri,
è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione
parlamentare  d’inchiesta sul ciclo dei
rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse
.
Due bei regali ai cementifici:
combustibile gratuito e contributi per lo smaltimento!
Consideriamo, infine, che la
possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento è
soltanto una “stampella” offerta all’industria del cemento, in grave crisi a
causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al
2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate
.
Valutiamo, però, che questa situazione
debba essere affrontata con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica
del Cemento) nel corso della prossima legislatura,
per andare verso una
progressiva riduzione del numero di impianti presenti, a partire da quelli che,
per localizzazione, presentano particolari problematiche ambientali (perché
siti in luoghi densamente abitati, come le città capoluogo, o di pregevoli
caratteristiche ambientali, o particolarmente concentrati).
E infine: come mai ci serve
più cemento?
Chiediamo, pertanto, alla commissione
Ambiente della Camera di attendere la prossima legislatura per affrontare il
tema, a partire da un’analisi seria del fabbisogno di cemento, che potrebbe
subire una ulteriore riduzione, vale la pena ricordarlo, se, come auspichiamo,
venisse accelerato l’iter d’approvazione del ddl promosso dal ministro
dell’Agricoltura Mario Catania in merito al consumo di suolo agricolo.  
Contatti e ufficio stampa:
Domenico Finiguerra, Stop al consumo di
territorio, 338 4305130
 
Valter Musso,
Slow Food Italia,
v.musso@slowfood.it, 0172 419615
Comitato Direttivo Associazione
nazionale “Comuni virtuosi”, 348 3963300
Alesssio Ciacci, associazione “Comuni
verso rifiuti zero”, 329 1718456
Francesco Miazzi, Comitato “Lasciate
respirare” di Monselice 349 8353348
ZERO WASTE ITALY, 338 2866215 (Rossano Ercolini)
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